Eugenio Mirti

a cura di Gabriele Sinatra

Buongiorno a tutti, sono Eugenio Mirti, sono un musicista, giornalista e didatta di Torino. Credo che il mio tratto distintivo sia che mi occupo di cose diverse: un po’ scrivo, un po’ suono, un po’ insegno ed è un’attività che mi diverte moltissimo.

 

 

1. Quanto il tuo territorio d’origine influenza il tuo modo di fare musica?

 

Credo che il mio territorio di origine non mi influenzi particolarmente, perché in realtà sono abbastanza curioso e credo che il modo di fare musica o di essere creativi sia più influenzato dalle cose che leggi, studi, ascolti e guardi che non dal luogo in cui vivi. Faccio un esempio: a me piace molto l’oriente, studio il cinese dal 2008 e questo fatto mi ha portato a comprare delle raccolte di musica folk cinese che poi ho studiato, e penso che per esempio questo fattore abbia influenzato la mia musica rispetto al fatto di esser nato a Torino, in Italia.

 

2. Qual è stata la scintilla che ti ha portato a voler vivere di musica?

 

Non c’è stata una vera e propria scintilla. Mi sono fatto regalare una chitarra quando avevo 14 anni, ho iniziato a prendere lezioni più o meno a 16 anni e da lì è stata una progressione lineare, lenta ma inarrestabile. Poi ho iniziato a dare lezioni, avevo un gruppo rock con cui ho fatto due album, mi sono occupato di jazz. Non un elemento scatenante, da sempre mi piace la musica e sono contento di essere riuscito a farla diventare la mia attività.

 

3. Cosa significa per te “improvvisazione”?

 

Cos’è l’improvvisazione… Ci sono numerosissime definizioni di improvvisazione. La migliore secondo me è «creare qualcosa in maniera estemporanea», prima non c’era, l’hai pensata e adesso c’è. Dipende un po’ dal contesto. Per me, è il fatto di lasciare dei cancelli aperti e avere molte possibilità di colorare lo spazio che si crea. In un contesto jazzistico ha delle regole, in uno avantgarde ne ha delle altre, se parliamo dell’improvvisazione altre ancora. La cosa bella dell’improvvisazione è che generalmente se suoni con delle persone competenti, la tua improvvisazione e quella degli altri, porta tutti a suonare in maniera diversa e mai uguale rispetto a quanto fatto in precedenza. Non sempre questo succede perché bisogna essere in forma, attenti, in delle condizioni ottimali; però quando succede si producono delle cose quasi magiche direi. Ti chiedi: «come è uscito?» Ecco, questo è il fascino dell’improvvisazione.